Fiabe, educazione emozionale e BES: la scuola che fa crescere

in Racconti ed esperienze

di Rosa Tiziana Bruno | del 18/07/2014 |4 COMMENTI |commenta

Fiabe, educazione emozionale e BES: la scuola che fa crescere
Imparare a comunicare le proprie emozioni è un percorso indispensabile per la crescita personale. La fiaba è uno degli strumenti più efficaci anche per i Bisogni Educativi Speciali.



La dimensione emotiva è parte integrante della formazione umana. Gli studiosi hanno dimostrato che per avere successo nella vita e nel lavoro bisogna saper comunicare le proprie emozioni e comprendere quelle degli altri. Il quoziente d’intelligenza emotiva conta più delle abilità cognitive e dei diplomi.

Spesso le difficoltà dei ragazzi derivano da blocchi emotivi. I BES, ovvero deficit del linguaggio e delle abilità non verbali, deficit dell’attenzione, iperattività, difficoltà relazionali, bullismo, svantaggio sociale e culturale, hanno una frequente radice emotiva e richiedono un intervento preciso, già dalla scuola dell’infanzia.

Molti bambini e adolescenti scivolano in situazioni pericolose perché non sanno leggere correttamente le proprie emozioni e non conoscono l’alfabeto dei sentimenti. Non riescono a contenere l’impulsività, la bramosia di avere tutto subito, non praticano l’attesa, non sanno impegnarsi nella conquista delle cose, non sanno progettare una vita ricca di senso.
L’educazione scolastica deve assolutamente affrontare queste realtà.
In tale ottica ho sperimentato che la letteratura fiabesca rappresenta uno strumento didattico ottimale, dalla scuola dell’Infanzia in poi, anche perché è uno scrigno che custodisce la memoria e contiene il sentire di tutta l’umanità.

Bambini e ragazzi hanno bisogno, dunque, di imparare i sentimenti.

Ma dove s’imparano i sentimenti?
Certamente in famiglia, nei primi anni, ma è nella scuola che s’intraprende quel lento processo di maturazione che libera dalla cieca ubbidienza all’impulso, conducendo alla consapevolezza delle emozioni e dei sentimenti. Il percorso che conduce dall’impulso al sentimento, non avviene naturalmente, perché il sentimento non è un elemento “naturale”, bensì “culturale”.

Sia come docente sia come sociologa, mi sono resa conto che si parla molto di cultura tecnologica, ed è un bene, ma al contempo si corre il rischio di marginalizzare la letteratura. C’è il pericolo di formare bambini e ragazzi abili tecnologicamente, ma privi dell’idea di sé e ignari dei sentimenti che abitano la vita.
Uno strumento didattico che può valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza tecnologica, contrastando gli effetti negativi, è la letteratura fiabesca.

Grazie alla fiaba, il bambino può vivere la risonanza emotiva della parola (e del gesto), ovvero riflettere su ciò che la parola produce dentro di lui, in modo da avvertire quella differenza che a livello impulsivo non può cogliere. È un percorso educativo lungo che richiede continuità tra i vari gradi di scuola. Basti pensare che molti adolescenti fanno fatica a distinguere tra corteggiare una ragazza o aggredirla fisicamente, tra parlare male di un professore o prenderlo a calci, tra temere lo straniero o bruciarlo su una panchina.
I sentimenti s’imparano attraverso le storie, le narrazioni, i modelli. Anticamente sono stati utilizzati i miti, oggi la letteratura fiabesca è il nostro serbatoio di conoscenza dei sentimenti.

Con un percorso didattico mirato, in scuole di diverso ordine e grado, ho sperimentato che la fiaba è un atlante della vita e della parola, in altre parole consente ai bambini di esplorare la paura, il dolore, la gioia, la noia, la compassione, la disperazione, in tutte le forme in cui questi sentimenti si articolano. La metodologia applicata è stata una combinazione fra narrazione e brain storming.

Obiettivi a lungo termine raggiunti:
• sviluppo di competenze emotive e relazionali;
• sviluppo del pensiero logico e creativo;
• miglioramento del lessico scritto e parlato.

È da sottolineare che si tratta di un apprendimento attivo, in grado di stimolare il senso critico e di aprire la mente all’accoglienza di tutte le discipline.Inoltre, permette una sinergia fra didattica generale e personalizzata, favorisce l’integrazione dei ragazzi con BES ed è utilizzabile trasversalmente dalla scuola dell’Infanzia alla scuola Secondaria Superiore, consentendo approcci diversificati in base all’età.

Abstract (english): The fairy tale as atlas of life and word, an educational tool for learning the alphabet of emotions and enhancing the reception of all disciplines. Useful for creating synergies between general education and individualized teaching for boys with special educational needs.


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come Guccini di Ale, pubblicato il 25/07/2014

e come dice Guccini ne' "Il vecchio e il bambino" .... 

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

Imparare i sentimenti di Universo, pubblicato il 21/07/2014

Molto interessante l'idea di «apprendimento dei sentimenti». Diamo per scontato che ai piccoli si debba insegnare di tutto, perfino più lingue straniere, affinché la loro formazione sia profonda e completa. Moltiplichiamo le discipline, ne aggiungiamo di nuove per stare al passo con i tempi, ma dimentichiamo che l'educazione sentimentale sta alla base di tutto. Senza un contatto con le proprie emozioni, senza la conoscenza del proprio sé, senza la capacità di comprendere i bisogni emotivi propri e degli altri, ogni disciplina rimane lettera morta. Per affrontare i BES occorre partire innanzitutto da questo. Grazie.

Interessante di Marisa, pubblicato il 21/07/2014

Consiglio alle mamme di leggere questo interessante articolo.

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