Competenze operative e capacità critiche dei nativi digitali

in Studi e ricerche

di Vittoria Gallina | del 23/11/2015 |commenta

Competenze operative e capacità critiche dei nativi digitali
I risultati dell’Indagine sulle competenze digitali e sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori trentine.

Nel panorama delle tante pubblicazioni che parlano di scuola e di digitale il volume I media digitali nella vita dei sedicenni delle scuole del Trentino: usi e competenze presenta un approccio interessante: che cosa succede nelle scuole e che cosa succede ai ragazzi che stanno completando il percorso di studi obbligatori, nel momento in cui si consolidano pratiche (non solo di lavoro didattico) che utilizzano nuovi strumenti, nuove tecnologie e nuove metodologie?

I risultati ora disponibili si riferiscono all’Indagine sulle competenze digitali e sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori trentine, rilevate attraverso un questionario e un test somministrati online; in questo modo è stato messo sotto osservazione un ampio campione rappresentativo degli studenti del secondo anno della secondaria, in relazione alle dotazioni tecnologiche disponibili, agli usi di queste a casa e a scuola e alle competenze digitali acquisite.

La ricerca (2012) presenta un’estensione di un’indagine precedente (2008 solo nelle scuole di Trento), fornendo un punto di partenza metodologico e strumentale per il nuovo lavoro che si svolge parallelamente in Lombardia (Dipartimento di sociologia e ricerca sociale Università Milano Bicocca).

Si parte dal presupposto che la pervasività delle tecnologie dell’informazione e comunicazione è un dato di fatto, che non permette più di studiare cosa succede entro un percorso di apprendimento, senza tenere conto di quei processi informali che dipendono dalle reti parentali e sociali entro le quali vivono i giovano che oggi chiamiamo “nativi digitali”.

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro è l’attenzione dedicata alla costruzione di item del questionario capaci di rilevare la dimensione critica che gli studenti sviluppano/non sviluppano nell’uso delle tecnologie. La dimensione critica viene definita come “capacità di trovare, selezionare, processare e valutare le informazioni provenienti da forme diverse per rispondere a diverse esigenze e quindi come comprensione dell’attendibilità delle fonti, affidabilità di informazioni trovate ecc.”; capacità/abilità che si distinguono nettamente da quelle prettamente operative e che si collocano piuttosto nel contesto della formazione alla partecipazione consapevolmente attiva nella comunicazione sociale.

Il rapporto distingue l’analisi dei dati, che si evidenziano nel test di competenza conoscitiva e operativa, da quelli che sono stati identificati come indicatori di competenze critiche. Per le prime si registra che gli studenti del Trentino hanno sufficiente competenza (misurata sulla base della percentuale delle risposte esatte), poco significativa la differenza di genere così come l’essere cittadini italiani o immigrati di prima o seconda generazione. Più marcate sono le differenze che emergono in relazione al background familiare (giovani che hanno entrambi i genitori stranieri e italiani o immigrati appartenenti a contesti svantaggiati economicamente e socialmente). Non sono apprezzabili invece differenze tra figli di diplomati e figli di laureati.

La tipologia di scuola frequentata conferma l’in-equità di un sistema scolastico in cui la competenza di chi frequenta un percorso professionale si distanzia di quasi 7-9 punti rispetto al risultato conseguito dai coetanei che frequentano percorsi liceali (il confronto, su questo punto, con la Lombardia evidenzia un gap più consistente di quello, pure pesante, evidenziato in Trentino). Per le seconde, le capacità critiche, una lettura molto puntuale delle risposte evidenzia le aree in cui i giovani hanno mostrato maggiori difficoltà: gli studenti non sembrano in grado di valutare l’affidabilità dei siti web ecc, sono poco consapevoli delle logiche commerciali sottese alle reti, sono portati a dare fiducia a siti come google e/o wikipedia e sopravvalutano la qualità di quanto trovano in contenuti user generated (Studenti.it, Yahoo Answers, Wikipedia). Si tratta di scarsa o assente conoscenza del funzionamento di Google o di Wikipedia? Il 38% degli studenti - ma nei tecnici e professionali la percentuale supera il 40% - reputa vera l’affermazione “i motori di ricerca ordinano i risultati in base a quanto sono affidabili le informazioni contenute nei siti”; solo il 57% è consapevole del fatto che non ci sono limitazioni agli interventi su Wikipedia e, non avendo conoscenza di come sono costruiti gli indirizzi web, non riescono a distinguere un mittente rischioso e non riconoscibile da uno attendibile.

La messa in parallelo dei dati del Trentino e della Lombardia evidenzia il superamento di quello che si indicava come digital divide (almeno in questa fascia di età): accesso e uso appaiono diffusi egualmente in contesti familiari diversi e la disponibilità di strumenti tecnologici in casa mette in luce una sorta di sorpasso di quelli dedicati al gioco e allo svago relativamente agli studenti dei professionali, gli stessi che passano circa 2,5 ore on line rispetto alle 1,9 ore medie dei liceali (interessante la discussione sulle attività di produzione on line che tuttavia, se sottoposte alla analisi del capital enhancing, vede ancora privilegiati i giovani appartenenti a situazioni socio-culturali più elevate). Meno omogeneo, e quindi meno comparabile nelle due regioni, è l’uso delle nuove tecnologie nel quotidiano scolastico, che l’indagine analizza con attenzione a partire dalle osservazioni contenute nel rapporto Ocse sul programma italiano sulla scuola digitale, che denuncia la lentezza nell’adozione delle tecnologie e la complessità dei processi di generalizzazione, che risentono della velocità dell’evoluzione delle tecnologie rispetto alla fatica e alla lentezza in cui procede/arranca lo sviluppo di scelte di spesa e di priorità politiche.

I singoli capitoli del rapporto e le conclusioni vanno molto al di là della semplice descrizione dei risultati e sollecitano l’esigenza di nuove indagini di tipo qualitativo, mirate a sviluppare percorsi di apprendimento trasversali capaci di sfruttare l’opportunità offerta da questi nuovi strumenti in modalità di apprendimento consapevole, vicino alle abitudini di socializzazione e di comunicazione dei giovani.

Per approfondire:

Marco Gui, Marina Micheli, Chiara Tamanini, I media digitali nella vita dei sedicenni delle scuole del Trentino: usi e competenze, IPRASE

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