Un vero organico funzionale

in Politiche educative

di Claudio Salone | del 24/09/2015 |1 COMMENTO |commenta

Un vero organico funzionale
Nella sperimentazione degli anni '90 tutto l'organico della scuola era organico funzionale. Quello delineato dalla L. 107 rischia di diventare una sorta di indifferenziato serbatoio per supplenze, fonte di frustrazione più che di potenziamento e ampliamento dell'offerta formativa.

Risale alla fine degli anni '90 una sperimentazione nazionale dell'Organico Funzionale (OF), che vide coinvolte per un triennio 350 scuole, di ogni ordine e grado (D.M. 71/99) e che produsse entusiasmi e molti risultati, mai sottoposti a verifica, com'è spesso accaduto alle numerose sperimentazioni degli anni ruggenti tra gli '80 e i '90.

Qual era l'obbiettivo della sperimentazione? Fornire un consistente margine di "autonomia" nella gestione delle risorse di personale, così da poterle impiegare in una progettazione di lungo respiro (tre anni), scelta dagli organi di governo delle singole scuole autonome, nel rispetto delle funzioni e dei compiti affidati loro dal centro. In estrema sintesi, come dice Francesco Butturini, si trattava di "costruire un organico cattedre sulla scorta di progettazioni". Se OF e respiro triennale della progettazione educativa e didattica delle scuole autonome, previsti dalla Legge 107/15, non sono dunque novità assolute, nuova è invece la tripartizione dell'organico in curricolare, di sostegno e di potenziamento dell'autonomia (o funzionale).

Se si fosse integrato il testo della Legge 107 con quello così ben scritto del D.M. 22 marzo 1999 n. 71, che agli artt. 3, 4 così recita: "In attuazione della delibera del Collegio dei docenti che approva il piano dell'offerta formativa, comprendente i corsi di ordinamento, i corsi sperimentali, nonché tutte le opportunità formative previste dall'istituzione scolastica, coerenti con le finalità proprie della stessa, il dirigente scolastico indica le classi di concorso alle quali attribuire le risorse assegnate ... Le ulteriori risorse disponibili sono assegnate per lo svolgimento di insegnamenti integrativi, di attività didattiche in compresenza o che prevedano l'articolazione del gruppo classe, ovvero per la programmazione, organizzazione e realizzazione di iniziative di raccordo con le realtà socio- economiche e di esperienze di orientamento, riorientamento e scuola-lavoro, nonché di tutte le attività inerenti i progetti che l'istituzione scolastica ha previsto nell'ambito del piano dell'offerta formativa", l'intero disposto normativo avrebbe guadagnato in perspicuità, chiarezza e autentica novità d'impianto.

Le risorse venivano calcolate dividendo il numero delle ore di insegnamento per un coefficiente prestabilito (16 per le superiori); si otteneva così il personale assegnato alle scuole per un triennio, approssimando per eccesso ed eliminando gli spezzoni orario.

Una volta ottenute le risorse (in questa fase non si parlava ancora di cattedre), la scuola decideva autonomamente il loro impiego, nel rispetto dei curricula nazionali: "L'attribuzione alle classi di concorso delle risorse (...) è effettuata con riferimento alle specifiche competenze richieste dagli insegnamenti integrativi e dalle attività previste, sulla base dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di deliberazione del piano dell'offerta formativa."

Il coefficiente di divisione consentiva una certa "sovrabbondanza" di personale e quindi la possibilità, se così deliberavano gli Organi Collegiali, di flettere il monte-ore di cattedra e di assegnare ad alcuni insegnanti compiti strutturali al POF (non effimeri progetti!), diversi da quelli della ordinaria frontalità e con un forte impatto sulla motivazione dei docenti.

Si disse, allora, che l'OF costava troppo e che quindi, nei tempi grami che già iniziavano ad affacciarsi, sarebbe stato un "lusso" economicamente insostenibile. Nonostante si trattasse di un'affermazione tutta da dimostrare (secondo certi calcoli il conto economico era in pareggio, se non addirittura vantaggioso), la sperimentazione terminò e, negli anni successivi, l'OF tornò a far parte del libro dei sogni.

Il nuovo secolo ha continuato con le politiche dei tagli lineari e di strisciante ri-centralizzazione dell'amministrazione scolastica, con il permanere costituzionalmente ingiustificato degli USR che, invece di essere aboliti, in applicazione del Titolo V novellato, hanno visto accrescere il loro potere di controllo e di interdizione nei confronti delle scuole autonome e delle loro reti, nate spesso "autonomamente" dal basso come strumenti di autodifesa.

Questa tendenza perniciosa, che è culminata con le misure Tremonti-Gelmini, non mi pare sia stata invertita con la Buona Scuola. Presupponendo che si tratti di un testo scritto bona fide e non per "buscar el Levante por el Poniente", mi domando: perché, nel momento in cui si dovrà applicare in modo sistemico il dispositivo di legge, non si vanno a rileggere e a studiare le carte della "antica"sperimentazione sull'OF, per trarne suggerimenti e utili spunti operativi? Il presidente del consiglio si vanta di avere investito sulla scuola, per la prima volta dopo tanti anni di "vacche magre" (leggendo i testi, punteggiati dall'inesorabile caveat delle commissioni bilancio, "senza alcun onere aggiuntivo per le finanze pubbliche" viene però il sospetto che si tratti di una sostanziale partita di giro tra un capitolo di spesa ad un altro): perché allora non si dotano le scuole autonome di un autentico OF integrale, triennalizzato, senza tripartizioni e spezzoni?

Chiudo richiamando ancora le parole del preside Francesco Butturini, che ebbi modo di conoscere al tempo della sperimentazione dell'OF, oltre quindici anni fa: "A rileggere questo testo [il DM 71/99] che in 350 dirigenti abbiamo adoperato, mi sembra sia stato un sogno. Ed era, invece, una realtà nella quale abbiamo operato e con la quale abbiamo iniziato a trasformare le nostre scuole e i nostri docenti, dando ai volonterosi - ma non solo a quelli - i tempi, i modi, il riconoscimento economico per una professione che riacquistava dignità e consistenza: culturale e sociale." Poi la disillusione, il riaffermarsi, prosegue Butturini, della "composizione 'barocca' dell'organico di diritto e dell'organico di fatto". Infine: "Cosa ci resta di autonomia? Semplice: saremo da soli (autonomi) a dover spiegare a docenti, studenti e famiglie che non è colpa nostra se la continuità didattica va a farsi friggere, le classi scompaiono, gli orari diventano impossibili e di sperimentazione rimangono solo le difficoltà gestionali. Chi mi legge sa che non sto esagerando e non capisco perché continuiamo ad accettare una quotidiana dimenticanza dei diritti fondamenti del cittadino ad avere una buona scuola [sic!] efficace e produttiva, come indicano perentoriamente e chiaramente gli articoli 3, 9, 33, 34 della Costituzione e il 35 come naturale conseguenza e conclusione".

Auspico una "discesa in campo" degli antichi protagonisti di quella stagione, ben più autorevoli di me, perché oggi è forse possibile cogliere un'occasione preziosa per tornare dal sogno alla realtà.

Per approfondire:BUTTURINI, Francesco, Una riflessione sull'organico funzionale, in "Edscuola"

Nickname Titolo commento Scrivi commento

Scrivete i vostri commenti dentro il riquadro senza copiare il testo da Word o da altri programmi

Con la sottoscrizione delle condizioni generali di contratto l'Utente si è assunto ogni più ampia responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a RCS Libri e/o a società ad essa collegate e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L'utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.
Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Orario cattedra e Contratto di Allega, pubblicato il 25/09/2015

Posto che sarebbe utile a tutte le scuole avere delle persone in più sul monte ore complessivo, restando in vita un organico così pensato con cattedre a 18 ore, io credo che in ogni modo venga meno il concetto di autonomia. Autonomia significa la sciare alle scuole la facoltà di organizzare la didattica nel rispetto dei bisogni territoriali, da un lato, e di quelli nazionali, dall'altro. Per quelli nazionali basta il vincolo della cattedra a poche ore (ad es. 4 per i contenuti minimi). Per quelli territoriali la scuola potrebbe utilizzare il monte ore (le altre 14 che per 100 docenti sono 1400 a settimana) per organizzare un lavoro su tutte la aspettative della didattica e della formazione. Ma occorre un nuovo contratto coraggioso e una riformulazione dei curricula veramente innovativa.

Gli Speciali

In un unico file il meglio di education 2.0 da scaricare.

pdf

Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.

Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. Copyright 2016 © Rizzoli Libri S.p.A. Sede Legale via Bianca di Savoia, 12 - 20122 Milano - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attività di direzione e coordinamento di Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. | | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it - Gruppo Mondadori | Cookie policy e privacy

6c5949a0-62c0-11e5-9854-3bd6868f66b2