La Shoah

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di Martina Di Perna | del 28/01/2013 |1 COMMENTO |commenta

La Shoah
Adesso tocca a me, alle mie riflessioni. Io non trovo ancora le parole per esprimere tutto quello che provo. Mi vengono in mente quei tetri campi di concentramento; all’ingresso di Auschwitz c’era scritto “Il lavoro rende liberi”. Poi rivedo schiere di uomini e donne ridotti a scheletri nudi, spogliati dei loro vestiti e della loro dignità. Persone messe in fila, numeri tatuati sulla pelle come fanno alle bestie.



Fin da bambini siamo abituati a sentir parlare di Olocausto, di Shoah, ma l’argomento è molto forte e doloroso. Perciò nonostante ormai abbia l’età per affrontarlo con maggiore maturità, per effettuare questo viaggio nell’orrore, ho chiesto aiuto a mio padre e a mia madre. Prima abbiamo letto i fatti storici, le date, i luoghi, la politica nazista, le persone, le nazioni, i fatti di guerra. Poi abbiamo visto dei documentari e dei film sull’argomento. Poi ho riletto “Il diario di Anna Frank” e “La chiave di Sara”. Tutto questo non basta a spiegare l’orrore. Ho chiesto a mio padre cos’è la Shoah e mi ha risposto così: “La parola Shoah negli ultimi anni è andata sostituendo il termine Olocausto, perché la parola Olocausto contiene in sé il concetto di sacrificio volontario, mentre in realtà Shoah rende meglio l’idea di ciò che è stato: annientamento, disastro, catastrofe. Sono stati uccisi sei milioni di ebrei, ma anche zingari, malati di mente, disabili, testimoni di Geova, omosessuali, oppositori politici. Insomma tutti quelli che mettevano in pericolo la prosperità della Germania, che ‘inquinavano’ la razza ariana, la razza ‘pura’ per eccellenza. L’odio antisemita era molto comune negli anni venti/trenta in Europa, ma ha radici lontane nei secoli. Nel 1935 la Germania vara delle leggi antiebraiche che vengono approvate dall’Italia nel 1938. È accaduto quello che non deve accadere, in un passato non lontano, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse”.

Poi ho chiesto a mia madre cos’è la Shoah e mi ha detto: “Attendevo questa domanda, con terrore e dolore. Mille volte dentro me ho cercato di scorrere gli eventi storici, i film visti, i libri letti, le testimonianze ascoltate, per prepararmi a questo momento. Ti posso solo dire che non ci sono riuscita. Non ho saputo trovare una spiegazione lucida, chiara, intellegibile. Perciò ti dico quello che penso io. I sentimenti che provo sono talmente forti che riesco a sentire un dolore quasi fisico quando penso a quelle madri a cui venivano strappati i figlioletti avviati a morte o a esperimenti grazie ai quali si sono arricchite le case farmaceutiche. Chiudo gli occhi e riesco a sentire le urla, il gelo, lo sgomento, il terrore, la sorpresa di quei figli strappati dalle madri, denudati, torturati, massacrati e poi o vivi o morti lasciati volare come angeli dai camini. Ecco, in quegli anni ha vinto il male sul bene, l’uomo si è spogliato della sua umanità e si è fatto bestia. È sceso in tutta Europa un buio infernale. Il silenzio dei carnefici e della gente che sapeva e non ha fatto nulla, era forte e violento come le urla delle vittime. Furono anni senza luce, fu una lunga tenebra. È importante sapere questi fatti e ricordarli, per rispetto nei confronti delle vittime tutte, per cercare di fare in modo che non si ripeta. Ma ti voglio anche dire che nonostante tutto questo male infernale, il bene non era del tutto sparito. Dopo l’eccidio, a Gerusalemme hanno iniziato a riempire le pagine del ‘Libro dei Giusti’. È un libro su cui sono scritti 20.000 nomi di persone non ebree che hanno aiutato gli ebrei. Perché chi salva una persona salva l’Umanità. Tra essi ci sono anche molti italiani come Giorgio Perlasca. Perlasca salvò circa 5.200 ebrei. Ricordiamo anche il tedesco Schindler e anche la Danimarca, che fu l’unica nazione eletta tra tutte “giusta”. Quindi è possibile associare dei nomi di persone nobili e buone agli artefici di tanto male”.
Adesso tocca a me, alle mie riflessioni. Io non trovo ancora le parole per esprimere tutto quello che provo.
Mi vengono in mente quei tetri campi di concentramento; all’ingresso di Auschwitz c’era scritto “Il lavoro rende liberi”.

Poi rivedo schiere di uomini e donne ridotti a scheletri nudi, spogliati dei loro vestiti e della loro dignità. Persone messe in fila, numeri tatuati sulla pelle come fanno alle bestie.

Mi sono documentata sui bambini, sugli esperimenti fatti sui gemelli, le torture e anche tutte le prove per trovare un mezzo di morte più rapido e meno costoso. Rivedo le docce dove uccidevano con il gas Zyklon B, i forni crematori, dove pare vi introducessero i bambini anche vivi. Tutto questo è peggio dei film dell’orrore, perché non c’è finzione, è tutto vero. E mi chiedo come è stato possibile che l’uomo abbia fatto tutto questo al suo simile? E mi chiedo cosa possono aver pensato quei bambini in quei tempi di tenebre? Saranno rimasti bambini o anche se giovani sono invecchiati di colpo? Saranno riusciti a trovare qualche istante per il gioco?

Oppure la fame, il dolore, la paura, il freddo, poveri corpicini nudi, era troppo?

Ecco, le lacrime mi velano gli occhi perché non avrei mai voluto sentire e vedere questa storia. Allora dico che per me la Shoah è una profonda e mortale ferita aperta nel cuore di tutti gli uomini. Essa è un peccato che ci portiamo dentro e che ci ammonisce, ci rimprovera, ci urla di essere persone migliori. Penso ad Anna Frank morta di tifo e di stenti. Penso alle mille Anna Frank, alla loro intelligenza, a cosa avranno pensato quando nude sono state introdotte in quelle docce. Penso agli spasmi del loro piccolo cuore, al soffocamento, al bruciore di occhi e viscere, all’agonia vigile e lucida, lunga prima di morire, tanto lunga da capire che stavano morendo. Avranno certo pensato alle madri, ai fratelli, magari a quel tenero primo amore mai sbocciato . Penso alla sfortuna di chi è vissuto e morto in quegli anni. Penso che se fosse toccato a me ora sarei uno di quei bambini volati per il camino. Penso mille e mille cose su cui riflettere tutti insieme. Una per tutte è che, mi hanno spiegato i miei genitori, ai giorni nostri ancora al mondo ci sono eccidi di persone e di bambini, basti pensare alla Siria. Il telegiornale non ne parla più, ma lì quasi ogni giorno vengono uccisi bambini. E allora se gli adulti non sono in grado di proteggere l’infanzia, ancora oggi, chi potrà farlo? E quando?

Paura, impotenza, nessuna speranza nel domani. Questo è per me la Shoah.


NOTTE SU BIRKENAU

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.

E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.

È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.

Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

TadeuszBorowski, “KL Auschwitz”


LETTERA ALLA MADRE (frammento)

[…] Fili elettrici, alti e doppi,
non ti lasceranno mai più rivedere tua figlia, Mamma.
Non credere alle mie lettere censurate,
ben diversa è la verità; ma non piangere, Mamma.

E se vuoi seguire le tracce di tua figlia
non chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta:
cerca le ceneri nei campi di Auschwitz,
le troverai lì. Ma non piangere — qui c’è già troppa amarezza.
E se vuoi scoprire le tracce di tua figlia
cerca le ceneri nei campi di Birkenau:
saranno lì — Cerca, cerca le ceneri
nei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.
Cerca le ceneri, Mamma — io sarò lì!

Monika Dombke, “Birkenau, 1943”


Auschwitz

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

Francesco Guccini


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tanta tristezza di Alessandra, pubblicato il 29/01/2013

Brava Martina, sei molto sensibile... sembra di vedere tutto... 

Alessandra

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