Orientamento permanente: le nuove linee guida

in Dopo il diploma

di Vittoria Gallina | del 04/03/2014 |4 COMMENTI |commenta

Orientamento permanente: le nuove linee guida
L’emanazione delle nuove “Linee guida nazionali per l’orientamento permanente” da parte del Ministro Carrozza negli ultimissimi giorni di attività rientra nella conclusione dell’iter di alcuni adempimenti che rivestono una particolare importanza per le scuole. Una analisi dei punti di forza e di debolezza delle nuove linee guida.



Le “Linee guida nazionali per l’orientamento permanente” (emanate il 19 febbraio2014) consentono di stabilire, entro un quadro di norme nazionali ed europee, la funzione dell’orientamento come “strumento a sostegno del processo di scelta e di decisione di ogni persona”.
Le presenti linee guida propongono una lista ordinata di disposizioni e adempimenti burocratici – fatto sicuramente positivo – ma nello stesso tempo presentano genericità e ambiguità per quanto attiene il sostegno a interventi innovativi dal punto di vista formativo. L’accordo (del dicembre 2013) – avvallato nella Conferenza Unificata Governo, Regioni ed Enti locali e attuato in base a quanto stabilito dalla legge 92/2012, che pone l’orientamento nel quadro del diritto alla formazione permanente e continua – avvia il Piano Giovani (ancora in via di implementazione).
In questo modo il nostro paese accoglie in modo non formale la raccomandazione del consiglio dell’Unione Europea, finalizzato a garantire ai giovani (con meno di 25 anni) un’offerta qualitativamente valida di lavoro, ovvero di proseguimento degli studi, o di apprendistato o di tirocinio, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione. È, inoltre, importante il riferimento preciso alla prevenzione del disagio giovanile e all’avvio coordinato di azioni rivolte alla popolazione adulta e specificamente ai NEET. Temi cruciali, che – pur presenti da qualche tempo nell’agenda degli impegni del nostro paese, solo ora dovrebbero essere oggetto di una fase sperimentale di realizzazione.

Le linee guida fanno un brevissimo excursus a quanto, a partire dal 2009, è stato realizzato e agli elementi di novità relativi all’orientamento, che trovano una collocazione nella riforma della scuola secondaria di secondo grado ed anche nelle indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia. Brevissimi cenni che richiamano le strutture organizzative messe in campo, nominano i team regionali operanti presso l’USR (Ufficio Scolastico Regionale), tutte azioni avviate per la messa a punto di reti territoriali finalizzate.
Una breve nota elenca le elaborazioni e i documenti prodotti da vari soggetti (dal Ministero del lavoro ai Centri per l’impiego e servizi per il lavoro) che dovrebbero/dovranno rappresentare indicazioni nel momento dell’attuazione del sistema.
Tuttavia l’assenza di un minimo di descrizione concreta di quanto fatto e la mancanza di espliciti criteri – utili per selezionare buone pratiche e definire tracce di lavoro da seguire – non aiutano a costruire una mappa organica del coinvolgimento delle diverse strutture e a collocare responsabilità e competenze dei vari soggetti che collaboreranno nelle reti territoriali.

Le linee guida per l’orientamento permanente riconoscono alla scuola un ruolo centrale e ribadiscono la necessità che tutti i percorsi e livelli scolastici (dai 3 ai 19 anni) realizzino in rete, ma anche autonomamente, attività di orientamento.
Le linee indicate sono due:
1. lo sviluppo di un “orientamento formativo”, specificato come didattica “orientativa e orientante”;
2. l’attività di “accompagnamento”.

Qui l’interpretazione del documento diventa veramente complessa. Da un lato si ripete in modo un po’ generico il tema della didattica finalizzata all’acquisizione di competenze trasversali, identificate come “lifeskill” e competenze chiave di cittadinanza. Dall’altra si richiama l’esigenza di produrre esperienze non curricolari volte a sviluppare una competenza indicata come “senso” d’iniziativa e d’imprenditorialità; invece le esperienze di didattica di gruppo o individuali vengono semplicemente evocate, senza chiarirne modalità e strumenti. L’elemento chiave di questo tipo d’innovazione è una “figura di sistema”, di cui ogni scuola dovrà dotarsi, mentre alcune attività di formazione per docenti e operatori (fatta anche attraverso Master specifici attivati dalle università) dovrebbero accompagnare il processo.

Gran parte degli spunti presenti in queste linee guida appare sicuramente condivisibile, resta tuttavia l’impressione che – al di là delle molte parole e dei molti richiami a elaborazioni e normative soprattutto europee – l’orientamento si configuri, almeno in questa fase, come un’attività aggiuntiva, una sorta di progetto a parte che, nelle intenzioni – più che nella prassi di lavoro – dovrà coinvolgere tutti.


Per approfondire:
Le linee guida nazionali per l’orientamento permanente

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innovazione nellorientamento di ghiaccio, pubblicato il 22/03/2014

Come esordisce i nostro autore, le “Linee guida nazionali per l’orientamento permanente” (emanate il 19 febbraio 2014) consentono di stabilire, entro un quadro di norme nazionali ed europee, la funzione dell’orientamento come “strumento a sostegno del processo di scelta e di decisione di ogni persona”. È un documento molto importante, perché tiene conto, come raramente avviene, di tutto il pregresso ed il complesso contesto di realizzazione dell’orientamento. È chiaro che la Conferenza Unificata ha saputo far interagire e produrre un’intesa tra diversi Sistemi, avvalendosi delle più qualificate consulenze, in primis quella dell’ISFOL. Il confronto serrato voluto dai Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro ha giocato un ruolo unico e fondamentale per questo risultato.

 Tale intesa ha prodotto un valore di prospettiva e le condizioni per portare tale valore con modalità differenziate in diversi contesti con le linee guida. Certamente un documento di indirizzo non può contenere esempi di buone pratiche. Quante e in quanti contesti avrebbero potuto essere riportate! Come sceglierle e come evitare il riduzionismo rispetto al potenziale di crescita, che ciascun contesto può attuare con le linee guida.

E’ la prima volta che leggo in un documento ufficiale il sostegno esplicito all’orientamento formativo come attività della prassi scolastica, realizzata in forma integrata con una pluralità di competenze. Il documento indica le modalità organizzative nella scuola in cui inserire interventi organici di orientamento differenziati ed interventi di orientamento  formativo di carattere innovativo a diverso livello di coinvolgimento di una rete istituzionale. Queste modalità differenziate in cui l’orientamento formativo è al centro delle nuove linee guida rappresenta un’importante innovazione, che specifica e impegna una pluralità di istituzioni, che coinvolge tutti e si pone all’interno delle azioni di ciascuno con una specificità identificabile, piuttosto che come compito aggiunto.

Le linee guida danno sicuramente un grande contributo di indirizzo alle istituzioni per sostenere i giovani ed i disoccupati di diversa età ad individuare in termini di competenze le prospettive lavorative esistenti o quelle da creare. Non possono ovviamente porre condizioni operative. Non mi pare del resto che tutte le problematiche del Paese possano essere surrogate dall’importante ruolo dell’orientamento ed in particolare ne vedrei svisato il ruolo se fosse  finalizzato a garantire ai giovani un’offerta qualitativamente valida di lavoro, ovvero di proseguimento degli studi, o di apprendistato o di tirocinio, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione.

Mi è gradito segnalare un contenuto veramente importante ed innovativo del documento: la determinazione delle modalità formative irrinunciabili degli operatori dell’orientamento ed in particolare degli insegnanti con Master universitari tenuti da esperti in materia su uno spettro di tematiche e non polarizzati su specifici SSD. Le nove figure di sistema sono allora figure veramente esperte formate nello specifico di tale compito.

Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato al documento.

Marisa Michelini

Responsabile dell’Unità di Ricerca in Didattica della Fisica e delegata del Rettore all’innovazione didattica ed al raccordo scuola-università all’Università di Udine, presidente del GIREP.

 

innovazione nellorientamento di ghiaccio, pubblicato il 22/03/2014

Come esordisce i nostro autore, le “Linee guida nazionali per l’orientamento permanente” (emanate il 19 febbraio 2014) consentono di stabilire, entro un quadro di norme nazionali ed europee, la funzione dell’orientamento come “strumento a sostegno del processo di scelta e di decisione di ogni persona”. È un documento molto importante, perché tiene conto, come raramente avviene, di tutto il pregresso ed il complesso contesto di realizzazione dell’orientamento. È chiaro che la Conferenza Unificata ha saputo far interagire e produrre un’intesa tra diversi Sistemi, avvalendosi delle più qualificate consulenze, in primis quella dell’ISFOL. Il confronto serrato voluto dai Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro ha giocato un ruolo unico e fondamentale per questo risultato.

 Tale intesa ha prodotto un valore di prospettiva e le condizioni per portare tale valore con modalità differenziate in diversi contesti con le linee guida. Certamente un documento di indirizzo non può contenere esempi di buone pratiche. Quante e in quanti contesti avrebbero potuto essere riportate! Come sceglierle e come evitare il riduzionismo rispetto al potenziale di crescita, che ciascun contesto può attuare con le linee guida.

E’ la prima volta che leggo in un documento ufficiale il sostegno esplicito all’orientamento formativo come attività della prassi scolastica, realizzata in forma integrata con una pluralità di competenze. Il documento indica le modalità organizzative nella scuola in cui inserire interventi organici di orientamento differenziati ed interventi di orientamento  formativo di carattere innovativo a diverso livello di coinvolgimento di una rete istituzionale. Queste modalità differenziate in cui l’orientamento formativo è al centro delle nuove linee guida rappresenta un’importante innovazione, che specifica e impegna una pluralità di istituzioni, che coinvolge tutti e si pone all’interno delle azioni di ciascuno con una specificità identificabile, piuttosto che come compito aggiunto.

Le linee guida danno sicuramente un grande contributo di indirizzo alle istituzioni per sostenere i giovani ed i disoccupati di diversa età ad individuare in termini di competenze le prospettive lavorative esistenti o quelle da creare. Non possono ovviamente porre condizioni operative. Non mi pare del resto che tutte le problematiche del Paese possano essere surrogate dall’importante ruolo dell’orientamento ed in particolare ne vedrei svisato il ruolo se fosse  finalizzato a garantire ai giovani un’offerta qualitativamente valida di lavoro, ovvero di proseguimento degli studi, o di apprendistato o di tirocinio, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione.

Mi è gradito segnalare un contenuto veramente importante ed innovativo del documento: la determinazione delle modalità formative irrinunciabili degli operatori dell’orientamento ed in particolare degli insegnanti con Master universitari tenuti da esperti in materia su uno spettro di tematiche e non polarizzati su specifici SSD. Le nove figure di sistema sono allora figure veramente esperte formate nello specifico di tale compito.

Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato al documento.

Marisa Michelini

Responsabile dell’Unità di Ricerca in Didattica della Fisica e delegata del Rettore all’innovazione didattica ed al raccordo scuola-università all’Università di Udine, presidente del GIREP.

 

di Annamaria Di Fabio, pubblicato il 11/03/2014

A proposito delle Linee guida nazionali per l’orientamento permanente

Questo momento è ricco, delicato e critico per il paese. Se molte sono le sfide, molte sono anche le energie che fortunatamente si riconoscono in campo, ma in ogni caso non poche sono le insidie.

Per un’appassionata di orientamento quale io sono, è naturale sentirsi chiamata in gioco e provare a dare il proprio contributo alla riflessione. Questo in particolar modo perché in un momento che può essere così favorevole per la storia italiana e per tutti noi interessati al tema dell’orientamento, il timore è che i riverberi di semplici equivoci o la potenza disgregatrice di ciò che è supposto rispetto a ciò che è reale, possano in qualche modo delinearsi nello scenario. Ricordo bene altri momenti in tempi passati in cui questo è successo, compromettendo soluzioni felici, importanti nella loro attuazione per la tutela, il potenziamento e il supporto all’espressione delle energie del nostro paese, sia dei giovani sia di coloro in cerca di un’occupazione, come anche di chi, già occupato, è importante mantenga buoni livelli di occupabilità.

Una precisazione che mi sembra valga la pena di fare nello scenario attuale, è che le recenti “Linee guida” del Ministero dell’Istruzione e dell’Università si muovono in perfetta continuità con le precedenti linee guida del 2009 del MIUR, che vanno ricordate per comprenderne l’evoluzione attuale. Le recenti linee guida si soffermano però sull’importanza di un’architettura formativa innovativa e introducono un valido avanzamento rispetto al passato con il passaggio da un orientamento informativo a un orientamento formativo, che chiede alla scuola una nuova centralità e ai docenti un nuovo ruolo attivo in questa nuova visione. Perché ciò accada è riconosciuta però indispensabile la formazione dei docenti, specie in questo momento. Queste linee guida realizzano dunque un sensibile miglioramento delle precedenti linee guida del 2009, nell’intento di corrispondere maggiormente e di sostenere, all’interno del proprio Sistema, le Linee guida del documento approvato in Conferenza Unificata il 5 dicembre 2013, di cui sono sostanzialmente un’amplificazione per il versante scuola.

Con questa premessa si comprende che l’operazione realizzata in Conferenza Unificata a fine 2013 è stata un’operazione ciclopica, di grandissimo valore, in cui i diversi Sistemi finalmente hanno interagito di comune intesa, riuscendo a limare e a delimitare ma soprattutto a convergere, grazie anche alla consulenza scientifica appropriata quanto instancabile e di qualità fornita da Isfol. Questo ha determinato il raggiungimento di un bel traguardo unitario, con la buona volontà di tutti gli attori in gioco. I complimenti sono profondi e sinceri per quanto è stato realizzato a dicembre 2013. Adesso i singoli Sistemi riprendono a lavorare nei loro ambiti ma la cornice è comune e condivisa, sovraordinata al lavoro di tutti. Si potrà allora iniziare a dare vita a forti sinergie e questa importante cornice condivisa potrà consentire di scrivere, con l’aiuto di tutti e con la benevolenza reciproca, un nuovo capitolo nella storia dell’orientamento italiano.

 

Annamaria Di Fabio

Responsabile Laboratorio di ricerca e intervento in

Psicologia per l’Orientamento professionale

e il Career Counseling (LabOProCCareer)

Università degli Studi di Firenze

 

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