Analfabetismi antichi e incipienti

in Curricoli e saperi

di Claudio Salone | del 13/05/2016 |2 COMMENTI |commenta

Analfabetismi antichi e incipienti
Commento ad un articolo di Marcello Allega

"Quando giunsero all'alfabeto disse Theuth:

"Questa scienza, o re, renderà gli Egiziani più sapienti e arricchirà la loro memoria, perché questa scoperta è una medicina per la sapienza e la memoria".

E il re rispose:

"O ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare qual grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno. E così ora tu, per benevolenza verso l'alfabeto di cui sei inventore, hai esposto il contrario del suo vero effetto. Perché esso ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria, perché fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente. Né tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti".

(Platone, Fedro, 274 c - 275 a-b)

Dibattito antico, dunque, quello sull'alfabetizzazione su cui Marcello Allega riflette nel suo interessante e opportuno articolo (L'Analfabetismo "incipiente") qui pubblicato il 13 aprile scorso. Un dibattito nel quale è, secondo me, deleterio introdurre in termini assoluti concetti come quello di "decadenza degli studi".

Personalmente non ho mai creduto alla pregnanza interpretativa di un concetto come quello di "decadenza". Basta aprire un qualunque manuale di storia e ci si accorge che, sotto questo aspetto, non abbiamo fatto altro che passare da una decadenza ad un'altra, fin dalla notte dei tempi.

Preferisco invece parlare di passaggi, più o meno bruschi, all'interno di un continuum che va di volta in volta compreso e reinterpretato.

Qui sta la sfida. Da anni si osserva la nascita di "teste diverse", che, per diventare "ben fatte", devono essere alimentate in modi radicalmente altri rispetto al passato.

Per fare ciò non basta sostituire al libro cartaceo il libro digitale o l'I-phone o la rete, se non si affronta il portato dell'uso di questi mezzi, che non sono solo più efficienti e "friendly" per i nativi digitali, ma determinano nuove premesse, nuove motivazioni, nuove forme di apprendimento e di pratica dello studio.

Storicizzare bisogna, senza feticci. Se non si riprende il discorso alle radici, se non ci si interroga sui fondamenti della scuola del futuro, come in buona sostanza invita a fare Marcello Allega, ma si continua a parlare come se i presupposti stessi della scuola non siano venuti trasformandosi radicalmente e con grande rapidità in questi ultimi due decenni, si manca l'obiettivo e si finisce per lamentarsi ed esercitare la comoda professione dei laudatores temporis acti.

Allega dice - naturalmente in senso generale: "nessuno vuole più studiare, nessuno si pone neppure il problema della motivazione perché non essendo più considerato, lo studio, un vantaggio sociale, non ci si chiede il perché potrebbe avere senso studiare. Insomma, studiare è una fatica inutile non riducibile all'assenza di una motivazione." Ne consegue quello che lo stesso Autore definisce come "analfabetismo incipiente" in quanto "incipit di un modello di vita".

Qui si è al cuore del problema. Questo particolare analfabetismo "incipiente", come va interpretato? Si tratta di una forma di degrado culturale tout court, di una fase tutta negativa da superare, oppure il segnale di nuove forme dell'apprendere? La crisi delle istituzioni scolastiche, non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale, è sempre più evidente (vedi le frustrazioni derivanti dai risultati OCSE-PISA). Se non vogliamo che il processo in corso si sviluppi spontaneamente e brutalmente, causando sperequazioni sempre più vistose (tale processo è già visibile negli Stati Uniti, dove il sapere "alto", critico e "astrattivo", tende a rifugiarsi in luoghi ristretti, dove si concentrano quasi tutte le risorse, lasciando che il resto dei percorsi formativi si fermi, più o meno, alla "mera alfabetizzazione". Si considerino, ad esempio, i grandi centri di ricerca, come l'MIT, Yale e, di contro, le numerose Teaching Universities statunitensi).

Dobbiamo pensare su un orizzonte politico e culturale ampio. Quale modello di scuola vogliamo perseguire? Quello in cui assume centralità il teaching for testing, in cui "le soft skills sono più ambite, da una famiglia e da un'azienda, rispetto ad un qualunque studio scolastico (anche il più avveniristico)"? Come affrontare il vistoso fenomeno della "esternalizzazione della memoria individuale", per il quale è difficile rispondere agli studenti che ci chiedono a cosa serve tenere a mente testi e procedure, quando basta avere uno smartphone collegato a internet in tasca e tutto lo scibile umano è a nostra disposizione "in tempo reale"? Il declino del "bisogno di astrazione", acutamente colto da Allega, anch'esso "incipiente", va contrastato con la riaffermazione dell'astrazione stessa come valore irrinunciabile o va considerato il segmento di un disegno futuro di sviluppo di cui non riusciamo ancora a cogliere i contorni?

Platone considerava l'alfabetizzazione, "incipiente" nel IV secolo a.C., un fenomeno deleterio, che avrebbe impedito l'acquisizione della vera sapienza. Dopo secoli di identificazione della cultura con il libro si stanno forse affacciando forme nuove - e antiche - di "analfabetismo"?

Correlati:

A.M. Allega, L'Analfabetismo "incipiente"

Nickname Titolo commento Scrivi commento

Scrivete i vostri commenti dentro il riquadro senza copiare il testo da Word o da altri programmi

Con la sottoscrizione delle condizioni generali di contratto l'Utente si è assunto ogni più ampia responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a RCS Libri e/o a società ad essa collegate e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L'utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.
Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Link essenziale di Allega, pubblicato il 01/07/2016

Ringrazio Claudio Salone per la sua riflessione e la sua collocazione dell'analfabetismo incipiente nel contesto storico-filosofico. Vorrei aggiungere una piccola digressione. Analfabetismo generalemente significa "senza alfabeto" (quindi si riferisce principalmente all'analfabetismo 'tradizionale'). Questa forma di analfabetismo e molte sue forme equivalenti sono alla radice di "scelte" come quelle implicite nel 'celebre rifiuto' alla scrittura (operate semplicemente ignorando il suo valore innovativo). Platone, nonostante ciò, è foriero di un lavoro ancestrale sui fondamenti filosofici della matematica tanto da essere spesso preso a punto di riferimento per il processo di astrazione introdotto con la sua "invenzione" del 'mondo delle idee'. Le due cose per lui erano, come ora lo sono per tutti, dissociate: l'analfabetismo e l'astrazione. Come dice Claudio: "Platone considerava l'alfabetizzazione, "incipiente" nel IV secolo a.C., un fenomeno deleterio, che avrebbe impedito l'acquisizione della vera sapienza". Ed era incipiente il 'modello di vita' che ne derivava. Poi, Claudio sottolinea che anche il declino del bisogno di astrazione è pure incipiente aprendo scenari imprevedibili. Ora, l'analfabetismo incipiente è centrato sul concetto che nel secondo articolo ho definito "ignoranza quantica", cioè sulla barriera generata dalla perdita della capacità di astrarre (non più solamente dalla mancanza di un alfabeto o, che è lo stesso, di averne molti). Rinunciare a concetti come l'astrazione e l'immaginazione è oggi sempre più insanabile perché con essi si perde un livello di struttura funzionale neuronale superiore a fondamento di quel metalinguaggio essenziale alla nostra capacità di guardare oltre. Il link tra analfabetismo incipiente e ridotta capacità di astrazione non è riducibile ad un problema di motivazione allo studio o come un "bisogno altro" rispetto all'analfabetismo.

EDUCARE ALLA RIFLESSIONE di BEGA, pubblicato il 01/07/2016

Il dato di fatto che negli Stati Uniti (da quanto ho letto nell'articolo del prof. Salone),il sapere

'alto', critico e ' astrattivo', tende a rifugiarsi in luoghi ristretti, dove si concentrano quasi tutte

le risorse, lasciando che il resto dei percorsi formativi si fermi , più o meno alla ,' mera alfabetizzazione ',

 mi fa pensare che anche il  nostro Paese stia seguendo questa scia.

Per questa mia ,spero infondata paura, mi chiedo ,quale grado di istruzione si debba richiedere, oggi,ad

una società veramente democratica.(Penso,non certo, un grado di alfabetizzazione minimo!)

E' certo auspicabile che la maggior parte della popolazione raggiunga livelli abbastanza

'alti' di alfabetizzazione.

Sono convinta che  qualsiasi società ,che trascurerà questo traguardo ,si allontanerà sempre di più

da quelli che sono i principi di una reale democrazia , perchè , dal momento in cui il 'sapere' ,sarà

 (o è già) in mano a pochi ,  sarà il Mercato a controllare un sistema , e non più le Leggi.(Come ha

già detto nel suo articolo il prof. Allega)

A questo punto vorrei esternare una mia ultima perplessità :" Se il Mercato ha

deciso che è più conveniente istruire pochi elementi (ma di 'alti livelli') , se alla politica

interessa che la maggior parte della popolazione deve avere livelli minimi di istruzione,perchè così

è più facile gestire la 'cosa pubblica' , che tipo di società stiamo lasciando ai nostri giovani?

Siamo sicuri che i ragazzi di oggi non siano coscienti  di ciò che si prospetta nel loro futuro?

E il loro disinteresse allo studio,non sarà,forse ,un sintomo di disinteresse al tipo di vita che

stanno vivendo?" Da parte mia sono convinta che i giovani,come i giovani di tutti i tempi ,

sono sensibili,sicuramente più attrezzati di quanto eravamo noi alla loro età,posseggono

buone capacità critiche e sono capaci di partecipare e di ragionare.Penso,quindi,che la via migliore

per giungere alla democratizzazione della Scuola e della Società sia quella di offrire mezzi di

partecipazione tali che possano essere usati in situazioni diverse,in funzione della formazione di

persone veramente capaci di farsi protagoniste della loro critica e del progresso civile,sociale,culturale,

politico ed etico della nostra società democratica.

Questo è ,a mio modesto avviso,il ruolo che la Scuola oggi,dall'infanzia all'università,deve far suo

e saper svolgere in senso pieno !

 

 

Gli Speciali

In un unico file il meglio di education 2.0 da scaricare.

pdf

Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.

Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. Copyright 2016 © Rizzoli Libri S.p.A. Sede Legale via Bianca di Savoia, 12 - 20122 Milano - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attività di direzione e coordinamento di Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. | | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it - Gruppo Mondadori | Cookie policy e privacy

7e8b4842-18d4-11e6-b8f5-c59cf24d6bd3