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Riforma dei cicli scolastici: a 18 anni fuori dalla scuola!http://libri-media.rcs.it/education/2013/11/berlinguer_mep2.flvhttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2013/11/img/berlinguer_mep2_1.jpghttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2013/11/img/berlinguer_mep2_4.jpgvideo28/11/2013Luigi Berlinguer pone alcune riflessioni sulla “riforma dei cicli scolastici” per abbreviare il periodo di studio e far sì che i ragazzi escano dalla scuola a 18 anni. L’intervista si sofferma sulla verticalità dei cicli “aperti” e sulla riduzione del ciclo scolastico di un anno. L’idea è di accorpare in un unico ciclo (7 anni) il percorso della primaria con quello della media, senza toccare il periodo di 5 anni delle scuole superiori, in quanto l’ultimo anno è fondamentale per maturare l’orientamento futuro (lavoro o università). Berlinguer lancia la proposta di aprire sulla rivista “Education 2.0” un dibattito approfondito sui primi casi di sperimentazione e sui pareri degli esperti.

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fine del ciclo e fine del diritto-dovere di istruzione di giolsi, pubblicato il 11/02/2014

Sono d'accorso con Berlinguer sui seguenti punti:

far uscire i ragazzi dalla scuola a 18 anni

accorciare di un anno il primo ciclo

Ciò vuol dire sostanzialmente che dovrebbe essere la ex-scuola media a sopportare il massimo dei cambiamenti, ma su questo non piango, pur essendo io insegnante nella scuola media. Forse proprio per questo vedo quanti punti deboli ci sono in questo settore scolastico: troppi insegnamenti, troppi libri, programmi sovra-dimensionati, dispersione delle energie...

Collegata alla riduzione del primo ciclo (completato a 13 anni), dovrebbe poi esserci anche la risoluzione del problema della certificazione delle competenze alla fine dell'obbligo scolastico (15 anni). Dunque il primo biennio delle scuole secondarie dovrebbe ancora essere unico? Questo potrebbe anche essere buono, ma bisognerebbe adottare dei curricula flessibili, in cui una parte di insegnamenti sia comune ed una quota flessibile opzionale già orientativa verso l'ultimo triennio.

Infine un punto di disaccordo: non mi pare peorpio che i bambini e i ragazzi di oggi siano complessivamente più avanti nelle competenze tipicamente scolastiche, di certo sono più bravi a usare telefonini, computer e internet, ma c'è molto bisogno di intervenire sulla qualità di queste nuove competenze se vogliamo davvero promuovere una reale cittadinanza europea. 

 

 

un ulteriore peggioramento ormai fortemente voluto dagli operatori universitari di stefano stefano, pubblicato il 16/12/2013

Un tempo i nostri ragazzi uscivano dagli Istituti tecnici a diciannove anni, a volte piu' anziani e non di poco, essi uscivano ben preparati e potevano mettersi a lavorare in settori di discreto prestigio sociale: ad esempio chi non ricorda le figure del ragioniere e del geometra di qualche decennio fa? il professore che parla nel video  afferma che abbiamo riformato il nostro sistema adeguandolo a quello degli altri Paesi "evoluti", evitando di notare la perdita, veramente a scapito dei ragazzi ma a vantaggio dell'istituzione universitaria, dell'ottimo sistema dell'Istituto tecnico, trasformando i cicli superiore ed universitario nostrano, in un parcheggio per giovani dal quale escono, ad esempio, laureati in economia che trovano lo stesso impiego del vecchio ragioniere. La proposta segue la linea che ritiene di aver distrutto la vecchia scuola superiore, essa sostiene, in sostanza, "Visto che fino a diciannove anni imparano poco, perche' non farli uscire prima da quel tipo di scuola?"; l'alternativa, secondo me, esiste ed assai piu' solida e utile ai ragazzi: ritorniamo al sistema dell'Istituto superiore selettivo. Se vogliamo dare comunque un aiuto per innalzare il numero di iscritti alle universita' permettiamo ad ogni ragazzo di iscriversi in esse dopo i vent'anni anche senza diploma: in questo modo le universita' potranno prendersi cura comunque di tutti coloro i quali non sono stati in grado di reggere ai ritmi di una buona scuola superiore ma non sara' impedito ai ragazzi piu' capaci di costruirsi rapidamente e con efficacia un futuro di auto-realizzazione. 

bene lequiparazione europea ma c di enrico maranzana, pubblicato il 02/12/2013

Lei affermba che "Il quinto anno è orientativo", che dovrebbe servire per illuminare lo scenario disciplinare. E' una visione dall'alto, da un punto di vista universitario. Il nodo di fondo, quello da affrontare e sciogliere prioritariamente, che cristallizza la scuola non è stato identificato: la volontà del legislatore non riesce a infrangere l'obsoleta organizzazione del servizio. Mi permetto, a titolo esemplificativo, di segnalarLe quanto ho messo in rete "L'autonomia scolastica, un'araba fenice" che mostra come il dpr 275/99 non abbia avuto alcun effetto sull'ordinario trantran. Cordialità Enrico Maranzana

 

 

 

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