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Paolo Ferri: i nativi digitali esistono, eccome! (7:08)http://libri-media.rcs.it/education/2011/04/ferri3.flvhttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2011/04/img/ferri3_big_video.jpghttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2011/04/img/ferri3_micro_video.jpgvideo15/04/2011Per alcuni i nativi digitali non esistono come "generazione", le idee chiave di questa posizione sono almeno tre: 1. l'idea di una generazione di nativi è errata perché le differenze tra le generazioni sono molto meno rilevanti di quelle che possono essere osservate all'interno della stessa generazione; 2. Non ci sono sufficienti dati che supportino la tesi dell'emergere di una differenza antropologica tra "nativi" e "immigranti"; 3. Il termine "nativi digitali" è una generalizzazione indebita e distoglie la discussione dai veri problemi della scuola. Paolo Ferri, autore del libro "Nativi digitali" e, su Education 2.0, di articoli e video sullo stesso tema, risponde nella video intervista curata da Linda Giannini a chi sostiene che i digital natives non esistono, punto e basta.

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Ma anche negli USA di Antonio Fini, pubblicato il 25/04/2011

Aggiungo un nuovo riferimento proprio dal Pew Internet and American Life Project. Una recentissima ricerca sulle modalità d'uso delle tecnologie da parte di giovani e non: http://pewinternet.org/Presentations/2011/Apr/From-Texting-to-Twitter.aspx?utm_source=Mailing List&utm_campaign=b948d4438b-Newsletter_04212011&utm_medium=email

Curiosamente, la pagina dedicata alle ricerche sui "Teens" del Pew Project (http://pewinternet.com/Topics/Topic-Category-1/Teens.aspx?start=161&x=x) riporta questo incipit:

Adolescents have been called "digital natives," but data suggests that they are both comfortable with new technologies, and yet not always as technically savvy as we collectively believe them to be.

Che ci stiano ripensando anche loro? :-)

Uno stereotipo pericoloso di Gianni Marconato, pubblicato il 19/04/2011

Da tempo sostengo la non esistenza dei ND nel significato che ne dà chi ha inventato questa fortunata (o sciagurata?) espressione . Più recentemente mi sono avventurato ad affermare che il  frequente parlare a sproposito di ND (come fanno tanti adulti anche insegnanti che si fanno belli di un lessico che manco sanno cosa  significhi) ha prodotto, più una comprensione autentica delle giovani generazioni, uno stereotipo che li ingabbia con etichette poco riflettute. Qui ho svolto più compiutamente la mia argomentazione http://www.giannimarconato.it/2011/03/nativo-digitale-uno-stereotipo-dannoso/

Per avere un approccio un po’ più solido alla questione che non quella offerta da patinati rotocalchi mi leggerò con attenzione una recente pubblicazione che dal nome del curatore e dai titoli dei capitoli mi pare di indubbio interesse   

http://www.routledge.com/books/details/9780415889964/

Nativi italiani di Antonio Fini, pubblicato il 17/04/2011

Caro Paolo, come sai io sono più dalla parte degli scettici :-) e in particolare sottoscrivo soprattutto la seconda delle tre categorie di critiche da te così bene evidenziate (a proposito: ottima sintesi!).

Il mio scetticismo è però sempre orientato soprattutto a sottolineare il ruolo che la scuola deve continuare (più che mai!) ad avere proprio per colmare le differenze nell'uso (consapevole) delle tecnologie, ovvero la promozione della cosiddetta competenza digitale.

Nel concetto di "nativi digitali" intravedo invece il pericolo di un'abdicazione o quanto meno di una (ulteriore, come se non bastassero le altre già esistenti...) frattura insanabile o quasi tra i bambini e i ragazzi e gli educatori adulti, che credo sia sostanzialmente dannosa (e qui sono d'accordo con il tuo accenno alle "paure"...)

Sentendoti citare le ricerche del Pew Internet and American Life Project, con le percentuali "bulgare" relative all'uso di Internet da parte dei bambini statunitensi, ho rispolverato il recente rapporto ISTAT "Cittadini e nuove tecnologie 2010", che sicuramente già conoscerai (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/nuovetec/20101223_00/) e che fotografa la situazione italiana...

Delle circa venti pagine del testo (ma sul sito ci sono anche le tabelle di dettaglio..) mi ha particolarmente colpito un passaggio sul quale mi piacerebbe avere un tuo commento. A pag. 11 si dice:

Il divario tra i bambini e ragazzi di 3-17 dovuto al titolo di studio dei genitori è molto forte. Infatti, ha usato il personal computer negli ultimi tre mesi il 66,5% dei bambini e ragazzi con almeno un genitore laureato rispetto al 43,2% di quelli con i genitori con al massimo la licenza elementare. I bambini e ragazzi con genitori con titoli di studio bassi sono svantaggiati sia nell’uso a casa, sia nell’uso combinato a casa e a scuola, il che dimostra che la scuola non riesce a colmare il profondo divario dovuto ad un ambiente familiare non favorevole

Tra l'altro, probabilmente per un refuso (ma si capisce meglio dalla tabella sempre a pag. 11) bisognerebbe leggere "ha usato Internet" e non "ha usato il personal computer".

Ora, è interessante notare che questa forbice di 23 punti percentuali evidenziata nel testo citato, relativa a differenze socio-economiche è addirittura superiore a quella che lo stesso rapporto attribuisce a fattori generazionali!

A pag. 9 infatti si legge:

Il picco di utilizzo del personal computer e di Internet si ha tra i giovani di 11-24 anni (oltre l’82% e oltre il 75%), per poi decrescere rapidamente all’aumentare dell’età. Già tra le persone di 35-44 anni l’uso del personal computer (66,6%) e di Internet (64,6%) è molto più contenuto

Come si vede, per quanto riguarda l'uso di Internet, la differenza tra i giovani undicenni (75%) e i più maturi quarantaquattrenni (64,6%) sarebbe di meno di 11 punti percentuali... :-)

Che ne pensi?
Sofisticazioni statistiche?
Particolarità ..italiche?
E' possibile parlare di "generazione" anche in presenza di dati come questi?

E a proposito del ragionamento sul ruolo della scuola?

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