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Paolo Ferri: l'identikit dei nativi digitali (6:23, prima parte)http://libri-media.rcs.it/education/2011/03/ferri.flvhttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2011/03/img/ferri_video_big.jpghttp://www.educationduepuntozero.it/Video/2011/03/img/ferri_video_micro.jpgvideo04/03/2011Chi sono i digital natives? Per Paolo Ferri, autore del saggio "Nativi digitali" da qualche giorno in libreria, i bambini e i ragazzi nati negli anni 2000, quando la diffusione di Internet è diventata pervasiva. Questa generazione è diversa dai cosiddetti immigranti digitali (anche dai giovani che oggi hanno 18 anni) perché è la prima a manifestare un uso della Rete "social" (o 2.0), ha da subito confidenza con gli schermi interattivi (che sollecitano un apprendimento attraverso il fare, più che attraverso l'ascolto o la lettura) e si interfaccia con software che richiedono compiti cognitivi formalizzati già in età prescolare. Con evidenti ricadute psicologiche e pedagogiche che la rende davvero diversa rispetto alle generazioni che l'hanno preceduta. Video intervista a cura di Carlo Nati.

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Un vido per chiarire la mi posizione di Paolo Ferri, pubblicato il 21/03/2011

A questo link un video per chiarire la mi posizione, non stereotipi ma tentativi di capire una realtà nuova

 

http://www.youtube.com/watch?v=hYSxvwtdKso

affermazioni stereotipi idee che fanno audience di Paolo Beneventi, pubblicato il 13/03/2011

Ho già commentato sulla seconda parte di questo video (per ora in attesa di approvazione) e concordo decisamente con quello che scrive Columba. Si tratta di affermazioni azzardate, portate avanti da un punto di vista unilaterale, che considera della realtà solo alcuni elementi superficiali e stereotipati. Io credo che siamo davvero in un momento epocale della storia dell'umanità, ma non certo perché i bambini "apprendano" da media world!

Ho scritto (l'autocitazione è per brevità): "Ai nostri giorni, lo sviluppo delle tecnologie ha prodotto una situazione strana. Per la prima volta nella storia, anche i bambini sono potenzialmente in grado di utilizzare da protagonisti i mezzi della società dell'informazione, senza dover prima faticosamente apprendere la conoscenza dai maestri adulti. A volte li maneggiano con una disinvoltura che sbalordisce.

Allo stesso tempo però, crescono in un mondo in cui è talmente forte l'ideologia del consumo, dell'immagine e dell'adeguarsi ai modelli correnti, e talmente scarsi sono gli stimoli a impegnarsi oltre la superficie delle cose, che sviluppano in approccio alla realtà in generale approssimativo e distratto, non si sentono considerati in quanto persone e non pensano che gli adulti possano davvero interessarsi a quello che eventualmente hanno da dire".

Il seguito è in http://bambinioggi.blogosfere.it/2009/05/bambini-oggi-il-primo-vagito-ma-presto-imparera-i-mezzi-per-comunicare.html

e in una serie di altri articoli nel blog "Bambini oggi" e nei libri che ho scritto, basandomi sull'esperienza e il lavoro sul campo durante molti anni. NON ESISTONO I NATIVI DIGITALI, esistono bambini che l'attuale società lascia troppo spesso senza adulti di riferimento, e il rifugio nella "tecnologia" è spesso solo il segno di una desolata solitudine.

Grossolani fraintendimenti di Carlo Columba, pubblicato il 07/03/2011

Non condivido la maggior parte delle affermazioni di questo intervento che mi pare basato sui una serie di fraintendimenti piuttosto evidenti. Giusto per citarne uno, sul finire del video, dove si dice che è la prima volta, nella storia dell'umanità, che i bambini approcciano alla conoscenza mediante la pratica del "fare", sia pure attraverso i videogiochi. L'affermazione mi sembra quanto meno imprudente: prima della scolarizzazione di massa gran parte della popolazione imparava solamente attraverso il fare! Come intelligentemente afferma Maragliano in Educare e comunicare. Spazi e azioni dei media, si potrebbe affermare che l'infanzia, in quanto momento della vita nettamente separato dalla vita degli adulti, è una invenzione della scuola. Si potrebbe quindi addirittura afermare esattamente l'inverso di quanto intende Ferri: ovvero che l'abitudine ad imparare sui libri, con tecniche e metodi "formali", è una invenzione tutto sommato recente, due secoli circa. E che l'utilizzo delle tecnologie di rete può essere utile al riequilibrio nel verso di una certa naturalità dell'apprendimento, di una certa informalità.

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